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Le Ere della storia

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Lo specchietto che segue riassume, in ordine temporale di inizio, gran parte delle ere impiegate nel corso dei secoli e in diversi luoghi per il computo degli anni, assieme alla loro relazione con l’Era Cristiana, allo scopo di facilitare i calcoli storici. Come sempre, le date sono indicate nel calendario giuliano (prolettico).

  • Era della Creazione o Bizantina, usata per primo da Sesto Giulio Africano, il fondatore della cronografia cristiana, e in seguito dai cronografisti bizantini, iniziava nel 5508 a.C. (ma l’inizio può variare di qualche anno con gli scrittori).

  • Era Ebraica o della Creazione, usata in congiunzione con il calendario ebraico dal III secolo d.C., secondo l’uso moderno inizia il 6 ottobre 3761 a.C. (ma in passato tradizioni diverse ne ponevano l’inizio uno, due o anche tre anni dopo).

  • Era Cinese, inizia attorno al 2700 a.C.; il tempo era computato in base a cicli di 60 anni lunari (l’anno lunare è più breve di circa 11 giorni rispetto all’anno solare).

  • Era di Abramo, inizia il 1° ottobre 2016 a.C.

  • Era Olimpica o delle Olimpiadi, inizia il 13 luglio 776 a.C. (ma più spesso la convenzione la fa iniziare il 1° luglio) e termina nel 396 d.C. (293a olimpiade) con la soppressione dei giochi da parte dell’imperatore Teodosio.

  • Era (Varroniana) ab Urbe condita, inizia il 21 aprile 753 a.C., ma più spesso gli scrittori considerano gli anni ab Urbe condita iniziati il 1° gennaio (il 753 a.C. è l’anno stabilito da Varrone; altri autori hanno adottato altri inizi, molto frequente è la variante 752 a.C.).

  • Era di Nabonassar (Anni Nabonnazaru), inizia il 26 febbraio 747 a.C. (è l’era usata da Tolomeo per i suoi calcoli).

  • Era di Alessandro Magno (Anni Philippi), inizia il 12 novembre 324 a.C.

  • Era dei Seleucidi o Greca o di Macedonia, inizia il 1° settembre 312 a.C.

  • Era di Tiro, inizia il 19 ottobre 125 a.C.

  • Era Cesariana di Antiochia, inizia il 9 agosto 48 a.C. (commemorazione della battaglia di Farsalo).

  • Era Giuliana, inizia il 1° gennaio 45 a.C.

  • Era Cesariana della Spagna, inizia il 1° gennaio 38 a.C.

  • Era di Augusto, inizia il 2 settembre 31 a.C. (commemorazione della battaglia di Azio).

  • Era Egiziana (Anni Augustorum), istituita da Augusto quando riformò il calendario egiziano, inizia il 1 agosto 30 a.C. (ma secondo altri il 29 agosto 26 a.C.)

  • Era degli Augusti (Anni Augustorum, Censorino De die natali 21,8), inizia il 1 gennaio 27 a.C.
  • Era dei martiri o di Diocleziano (Anni martyrum), inizia il 29 agosto 284 d.C.; è stata largamente usata dagli scrittori cristiani, compreso Dionigi il Piccolo, fino all’avvento dell’Era Cristiana.

  • Era della indizione costantiniana, inizia 1° settembre 312 d.C.

  • Era della indizione romana, inizia il 1° gennaio 313 d.C.

  • Era degli Armeni, inizia il 9 luglio 552 d.C. (commemorazione dello scisma degli Armeni dopo la loro condanna nel Concilio di Calcedonia).

  • Era Islamica o dell’Egira di Maometto, inizia il 16 luglio 622 d.C. (il calendario islamico è basato su un ciclo di 30 anni lunari, dei quali diciannove sono anni di 354 giorni e undici di 355 giorni).

  • Era Persiana di Yezdegird III, inizia il 16 giugno 632 d.C.

  • Era della libertà, inizia il 1° gennaio 1789 d.C. (istituita dopo la rivoluzione francese).

  • Era Repubblicana, inizia il 22 settembre 1792 d.C. (commemorazione della data in cui fu proclamata la Repubblica Francese, coincidente con l’equonozio d’autunno al meridiano di Parigi; questa data fu preferita al 1° gennaio 1792 d.C. perché altrimenti il calendario repubblicano sarebbe stato allineato con quello cristiano).

L’Era della Creazione

Sesto Giulio Africano, un erudito vissuto a cavallo del 200 d.C. e ricordato per aver eseguito il progetto della biblioteca dell’imperatore Alessandro Severo, scrisse cinque libri di Chronografiae, nei quali condusse una analisi monumentale dei fatti della storia del mondo. Egli prescelse come punto di partenza la creazione del mondo, che in base ai suoi calcoli egli pose 5500 anni esatti prima dell’incarnazione di Cristo, e gli elenchi di fatti e persone si susseguivano anno per anno. Questo enorme compendio, che sarebbe assai prezioso anche per i moderni studi cronologici, non ci è giunto, sebbene sia possibile ricostruirne larghi estratti, forse i più significativi, grazie al fatto che tutti gli studiosi seguenti – da Eusebio di Cesarea ai cronografisti bizantini, quali l’autore del Chronicon Paschale, Giorgio Sincello, Giorgio Cedreno e Teofane Cronografista – se ne sono avvalsi e l’hanno citato.

L’Era Olimpica

La costanza e il prestigio dei giochi olimpici fecero sì che il computo basato sul numero dell’olimpiade fosse largamente utilizzato dai Greci e in tutto il bacino del Mediterraneo – comprensibilmente soprattutto nella sua metà orientale – e per tutto l’arco antico.

Secondo la ricostruzione moderna, la prima olimpiade fu celebrata il 13 luglio del 776 a.C. Le olimpiadi si svolgevano in estate e perciò l’anno olimpico iniziava convenzionalmente il 1° luglio e terminava con la fine di giugno dell’anno seguente. Ne consegue che parlare di un evento come avvenuto nella prima olimpiade equivale a dire che l’evento si svolse tra il 1° luglio del 776 a.C. e la fine di giugno del 772 a.C.

È evidente che questo metodo ha il difetto di essere assai approssimativo poiché contiene un errore potenziale addirittura di quattro anni. Giuseppe Flavio, ad esempio, in Antiquitates Iudaicae XIV,389 afferma che il senato di Roma, per l’intercessione di Marco Antonio e l’interessamento di Ottaviano nominò Erode re della Giudea nell’olimpiade 184a, cioè a dire tra il 1° luglio del 44 e il 1° luglio del 40 a.C.

Per limitare l’incertezza, in verità, spesso era specificato in quale anno del quadriennio olimpico – primo, secondo, terzo o quarto, cioè – l’avvenimento considerato si svolse. Ad esempio, l’anno 1 d.C. cade tra il quarto anno della 194a olimpiade e il primo anno della 195a. Purtroppo, questa precisazione della quale noi moderni sentiamo così forte l’utilità non fu sempre utilizzata dagli antichi.

L’incertezza di quattro anni dell’Era Olimpica è quindi spesso fonte di infinite congetture, poiché può essere sciolta solo attraverso l’incrocio di altre fonti storiche riguardanti il medesimo evento o il medesimo periodo. Tuttavia, le date olimpiche ci hanno conservato memoria di tanti avvenimenti in documenti, cronache e sinossi storiche, quali il fondamentale Chronicon di Eusebio di Cesarea, perduto in originale ma giuntoci attraverso una traduzione armena e la rielaborazione latina di san Girolamo, consentendoci di conoscere il momento degli avvenimenti quando non di stabilire la data precisa degli avvenimenti stessi.

Il metodo di computo basato sui quadrienni olimpici andò naturalmente a morire con la fine dei giochi olimpici: dopo che questi ultimi furono abrogati dall’imperatore Teodosio nel 395 d.C. (dopo la 293a Olimpiade, che si svolse nel 393 d.C.), divenne impossibile riferirsi al numero dell’olimpiade. La datazione olimpica, confinata agli eventi storici e non più utilizzabile per quelli contemporanei, rimase in uso ancora per breve tempo per entrare rapidamente nel novero delle cose antiche.

L’Era ab Urbe condita

Marco Terenzio Varrone, l’erudito vissuto nel I secolo a.C. amico di Cicerone, stabilì che la fondazione di Roma era da porsi il giorno 21 aprile del terzo anno della 6a olimpiade (spesso abbreviato come 6.3), 710 anni prima della morte di Cesare (suo contemporaneo). Come è noto, quest’ultima avvenne, secondo il nostro calendario, il 15 marzo del 44 a.C.; la data della fondazione di Roma va dunque posta al 21 aprile dell’anno 753 a.C. Analogamente, la 6a olimpiade si svolse nel 756 a.C. perciò l’arco temporale della 6a olimpiade va dalla metà del 756 alla metà del 752 a.C. Quindi il 21 aprile di 6.3 cade nel 753 a.C.

In ogni caso, l’ascesa di Roma impose nel bacino del Mediterraneo il metodo di computo ab Urbe condita. Peraltro, questo metodo fu in uso soprattutto nei documenti ufficiali, mai completamente presso gli storici, mentre rimase in gran voga l’uso di indicare gli anni con il nome dei consoli, magistrati eponimi. Ad accrescere la confusione, si aggiunge il fatto che non tutti a Roma usarono lo stesso punto di partenza: i Fasti Capitolini, ad esempio, pare partissero dal 752 a.C.

Va esplicitamente osservato che il computo degli anni ab Urbe condita non è da intendersi a partire dal giorno della fondazione – al contrario dei quadrienni olimpici, che, come abbiamo visto, iniziavano a metà dell’anno solare – bensì allineato con l’anno solare che inizia, com’è noto, il 1° gennaio. Stante la mancanza dell’anno 0, perciò, secondo il computo ab Urbe condita Roma fu fondata il 21 aprile dell’anno 1 a.U.c. Di conseguenza, a parte l’arbitrarietà insita nelle conclusioni di Varrone – altri storici romani ponevano la fondazione di Roma in altri anni, pur sempre nell’arco dell’VIII secolo a.C. – e a parte uno sfasamento temporale che è stato determinato in 753 anni, il computo ab Urbe condita è quindi sostanzialmente allineato con il metodo di computo moderno.

Le indizioni

Il concetto di indizione nacque probabilmente in Egitto: sembra infatti che, a causa delle piene del Nilo, che cancellavano i confini delle proprietà e toglievano ricchezza agli uni per donarla agli altri, ogni cinque anni in Egitto venisse indetto un censimento fiscale che diede appunto origine alla parola indizione. Il passo verso l’utilizzo del periodo delle indizioni come misura temporale non era in sé difficile.

È possibile che dall’Egitto l’indizione sia passata direttamente nell’ordinamento romano. L’assoggettamento della provincia d’Egitto, infatti, avvenne nella seconda metà del I secolo a.C., mentre tradizionalmente il primo ciclo delle indizioni nel mondo romano si fa cominciare con il 3 a.C. (la tradizione deriva dai calcoli di Dionigi il Piccolo sull’incarnazione di Cristo: egli afferma infatti che l’anno in cui scrive, da lui calcolato essere il 525° dall’incarnazione di Gesù Cristo, è il terzo dell’indizione; poiché 525 anni sono un periodo di 35 indizioni complete, assumendo che il primo anno della prima indizione fu il 3 a.C. il ciclo di 35 indizioni termina con il 522 d.C. e il 525 d.C. è il terzo anno del 36° ciclo). Inizialmente e per alcuni secoli, conformemente alla sua origine, l’indizione dovette essere usata per scopi fiscali in relazione con le imposte fondiarie. In ambito romano, tuttavia, il ciclo era di 15 anni e tale sembra che fu sin dal principio.

A partire dal 313 d.C. l’imperatore Costantino, avendo riunificato l’Impero Romano nelle sue mani, adottò l’indizione non più solo come periodo fiscale ma nel senso più generale di periodo di esercizio o di bilancio delle finanze imperiali. A questo punto si diffuse rapidamente l’uso di datare documenti anche ufficiali con l’indizione. La data consisteva essenzialmente nell’anno, numerato da 1 a 15, riferito alla generica indizione. Non sempre si specificava il numero dell’indizione: indictione quarta, ad esempio, significa nel quarto anno dell’indizione, senza riferimento alcuno a quale indizione.

Dal punto di vista dello storico, perciò, questo metodo è spesso utile solo per precisare l’anno di un evento di cui già si conosce la datazione approssimativa o incerta, avvalendosi del fatto che il primo anno della prima indizione di Costantino fu appunto il 313 d.C. Per la precisione, va tenuto in conto che l’anno dell’indizione costantiniana inziaziava il 1° settembre. Il primo anno della prima indizione fu conseguentemente quello iniziato il 1° settembre del 312 d.C. e finito il 31 agosto del 313 d.C. L’indizione costantiniana è detta anche di Costantinopoli o greca perché fu largamente usata soprattutto nella parte orientale dell’Impero Romano.

Se al principio del IV secolo d.C., come s’è detto, l’indizione cominciò ad essere usata per datare i documenti ufficiali, nel VI secolo d.C. Giustiniano la incluse tra le norme del Corpus iuris civilis relative alla scrittura dei documenti ufficiali (Constitutiones 4.21: De fide instrumentorum et amissione eorum et antapochis faciendis et de his quae sine scriptura fieri possunt; Novellae 47 e 73). Questo assicurò all’indizione un sicuro successo per tutto il Medio Evo, tanto che resta per noi il metodo di computo degli anni più affidabile, soprattutto per l’alto Medio Evo, quando vennero progressivamente meno gli altri metodi di computo quali gli anni consolari mentre l’Era Cristiana doveva ancora affermarsi.

Sfortunatamente, lo stile di inziare l’anno il 1° settembre non è l’unico che è stato nel tempo utilizzato. Si hanno anzi almeno due altri tipi di indizione in corrispondenza dello stile d’inizio anno. La più nota è la cosiddetta indizione romana, perché adottata dalla Chiesa. La Chiesa, quale erede diretta dell’Impero Romano nel mondo occidentale, prima dell’affermarsi dell’Era Cristiana fece largo uso dell’indizione. Nei primi secoli fu in auge il computo delle indizioni a partire dalla prima nel 3 a.C.; l’inizio dell’anno, coerentemente con l’adozione del calendario giuliano, era fissato al 1° gennaio. Tuttavia, con l’adozione ufficiale da parte di Costantino, si cominciò a considerare come prima indizione quella del 313 d.C. All’incertezza sulla determinazione della prima indizione si aggiunse quella sulla data di inizio d’anno, che era spesso il 1° gennaio e talora il 1° settembre. L’incertezza fu risolta solo da Papa Gregorio VII (Sommo Pontefice dal 22 aprile 1073 al 25 maggio 1085, quando peraltro l’indizione era al termine della sua esistenza), che stabilì di usare come origine il 313 d.C. e come inizio d’anno il 1° gennaio.

Esiste infine l’indizione cosiddetta imperiale o cesariana o occidentale perché in uso essenzialmente in Inghilterra e nell’Europa occidentale, i cui anni erano computati a partire dal 24 settembre 312 d.C. Sembra sia stata introdotta nell’uso in Inghilterra e diffusa dall’autorità del venerabile Beda. La data del 24 settembre sarebbe stata fissata dallo stesso Beda, che l’avrebbe scelta considerandola erroneamente la data dell’equinozio d’autunno.