La cronologia di Dionigi di Alicarnasso

Nota sulle convenzioni adottate nel testo
Nel seguito, quando si parlerà di anni ab Urbe condita (abbreviati con a.U.c.), si intenderà la datazione convenzionale varroniana; analogamente, la serie dei consoli di riferimento sarà quella secondo Varrone. Gli anni olimpici (abbreviati in a.Ol.) saranno indicati in cifre arabe con l’ordinale dell’Olimpiade seguito da un punto e dall’ordinale (da 1 a 4) dell’anno nel quadriennio olimpico.

Il lascito cronologico delle Antiquitates Romanae

Lo storico greco di età augustea Dionigi di Alicarnasso, venuto a Roma al seguito di Augusto subito dopo la conclusione delle guerre civili, visse in Italia per ventidue anni apprendendo la lingua latina e approfondendo la storia romana. Intorno al 7 a.C. pubblicò la Ῥωμαική ἀρχαιολογία, nel seguito Antiquitates Romanae, una storia di Roma in 20 libri dai prodromi mitici al principio della prima guerra punica. Di essa a noi rimangono integri i primi nove libri, mentre il decimo e l’undicesimo presentano qualche lacuna. Degli altri nove libri possediamo soltanto pochi estratti di Costantino Porfirogenito e una epitome scoperta nel XIX secolo dal cardinale Angelo Mai. Dionigi si dedica consapevolmente e con orgoglio alla ricostruzione del periodo, quasi del tutto pre-letterario e quindi in buona misura pre-storico e quasi perso nel mito, delle origini di Roma, dei sette re e delle lotte per la costituzione dello stato romano, della formazione della repubblica e della sua espansione su tutta l’Italia peninsulare. La porzione residua della sua opera giunge all’anno seguente la prima elezione di tribuni militari in luogo dei consoli, comprendendo un periodo che, per essere precedente in parte alle prime istituzioni scritte e soprattutto al grande cataclisma dell’invasione dei Galli, non aveva lasciato abbondanza di testimonianze e monumenti e non era mai stato affrontato organicamente da alcuno scrittore prima di lui. In più luoghi delle Antiquitates Dionigi rivendica con forza la propria superiorità in materia di scelta e di critica delle fonti sui colleghi che, sia in latino che in greco, già avevano trattato della storia romana. Uno sforzo corroborato da esempi concreti attraverso i quali oggi possiamo cogliere una attenzione non comune, per l’antichità, ai problemi cronologici. Per la cronologia delle Antiquitates Dionigi prende a riferimento il computo olimpico, che era ben noto al lettore greco e verso il quale erano disponibili canoni di storia universale sin da quello stabilito da Eratostene. Il computo olimpico era approssimativo, perché si basava sul periodo delle Olimpiadi e perché i confini di ciascuno degli anni che costituiva il quadriennio non erano esattamente identificabili; esso aveva però il grande vantaggio di esprimere le durate in anni solari. La sequenza consolare di Dionigi (almeno la porzione superstite, che copre l’intervallo dall’inizio del consolato, posto nell’anno 245 di Roma, all’anno 311 di Roma, che noi eguagliamo all’anno 443 a.C.) è sostanzialmente coincidente con quella liviana. Pochissime le varianti sui nomi, nessuna differenza sostanziale a parte la durata del decemvirato, come diffusamente discusso nel seguito.

Le date della vita dell’Autore

Dionigi di Alicarnasso Antiquitates Romanae 1,3,4&1,7,2:
[1,3,4] […] ταῦτα δὲ πέντε καὶ τετταράκοντα ἤδη πρὸς τοῖς ἑπτακοσίοις ἔτεσίν ἐστιν εἰς ὑπάτους Κλαύδιον Νέρωνα τὸ δεύτερον ὑπατεύοντα καὶ Πείσωνα Καλπούρνιον, οἳ κατὰ τὴν τρίτην ἐπὶ ταῖς ἐνενήκοντα καὶ ἑκατὸν ὀλυμπιάσιν ἀπεδείχθησαν. […] [1,7,2] ἐγὼ καταπλεύσας εἰς Ἰταλίαν ἅμα τῷ καταλυθῆναι τὸν ἐμφύλιον πόλεμον ὑπὸ τοῦ Σεβαστοῦ Καίσαρος ἑβδόμης καὶ ὀγδοηκοστῆς καὶ ἑκατοστῆς ὀλυμπιάδος μεσούσης, καὶ τὸν ἐξ ἐκείνου χρόνον ἐτῶν δύο καὶ εἴκοσι μέχρι τοῦ παρόντος γενόμενον ἐν Ῥώμῃ διατρίψας, διάλεκτόν τε τὴν Ῥωμαϊκὴν ἐκμαθὼν καὶ γραμμάτων τῶν ἐπιχωρίων λαβὼν ἐπιστήμην, ἐν παντὶ τούτῳ τῷ χρόνῳ τὰ συντείνοντα πρὸς τὴν ὑπόθεσιν ταύτην διετέλουν πραγματευόμενος.
Lo sforzo di Dionigi parte dalle date che lo riguardano, sulle quali dà due indicazioni precise che costituiscono per noi altrettanti sincronismi pressocché certi.
  1. Egli scriveva nel consolato di Claudio Nerone per la seconda volta e di Calpurnio Pisone, specificando che essi furono eletti nell’anno della 193a Olimpiade (dà anche l’anno di Roma, il 745, per il quale si veda infra).
  2. Nel momento in cui scriveva egli era a Roma da 22 anni, essendo venuto in Italia mentre Augusto metteva fine alla guerra civile nel mezzo della 187a olimpiade.
Noi associamo il secondo consolato di Tiberio Claudio Nerone con Calpurnio Pisone all’anno 747 a.U.c. = 7 a.C. La tradizionale equivalenza tra l’era cristiana e quella olimpica ci conferma che a.Ol. 193.1 = 8/7 e che pertanto (trascurando l’errore dei bisestili triennali) il 1° gennaio 7 a.C. giuliano quei consoli entrarono in carica durante a.Ol. 193.1. Dionigi giunse in Italia 22 anni prima e pertanto il suo viaggio dovette avvenire nel 29 a.C. Ciò risulta in perfetto accordo con l’accenno alla fine della guerra civile e al rientro di Augusto a Roma. Poiché egli aggiunge che questi eventi si collocano nel mezzo della 187a olimpiade, se consideriamo che 29 a.C. = 187.3/4, possiamo ritenere più probabile che il riferimento sia alla prima metà del 29 a.C. corrispondente alla seconda metà di a.Ol. 187.3 e, di conseguenza, forsanche che egli abbia scritto quelle righe nella prima metà del 7 a.C., quando inoltre si era ancora in a.Ol. 193.1. Notiamo che ci siamo serviti di due caratteristiche chiave della cronologia dionisiea: 1) Dionigi, in contrasto con la prevalente abitudine antica, usa intervalli di anni non inclusivi di uno degli estremi; 2) egli sincronizza gli anni consolari all’anno olimpico nel quale il consolato iniziò (ovvero, per gli anni precedenti l’istituzione del consolato, identifica l’anno giuliano con l’anno olimpico nel quale cadde il 1 gennaio).

Le date di Roma

Dionigi di Alicarnasso Antiquitates Romanae 1,71,5:
[1,71,5] τῷ δ᾽ ἑξῆς ἔτει τῆς Νεμέτορος ἀρχῆς, δευτέρῳ δὲ καὶ τριακοστῷ καὶ τετρακοσιοστῷ μετὰ τὴν Ἰλίου ἅλωσιν, ἀποικίαν στείλαντες Ἀλβανοὶ Ῥωμύλου καὶ Ῥώμου τὴν ἡγεμονίαν αὐτῆς ἐχόντων κτίζουσι Ῥώμην ἔτους ἐνεστῶτος πρώτου τῆς ἑβδόμης ὀλυμπιάδος, ἣν ἐνίκα στάδιον Δαϊκλῆς Μεσσήνιος, ἄρχοντος Ἀθήνησι Χάροπος ἔτος τῆς δεκαετίας πρῶτον.
L’evento della fondazione di Roma avvenne per Dionigi nel primo anno della 7a Olimpiade. Poiché a.Ol. 7.1 = 752/751, se (come era nelle intenzioni dei cronologi antichi) si accetta la sostanziale equivalenza tra la data tradizionale, il 21 aprile, e la data giuliana, la fondazione sarebbe da porsi nel 751 a.C. cioè due anni dopo rispetto alla tradizione varroniana. A questa posizione l’Autore si attiene coerentemente nel corso delle Antiquitates fino ai suoi tempi, specificando ad esempio (vedi supra) che egli equiparava l’anno della 193a Olimpiade al 745° di Roma, mente secondo il computo varroniano sussiste l’equivalenza 7 a.C. = 747 a.U.c. Dionigi di Alicarnasso Antiquitates Romanae 1,74&1,75,1-3:
[1,74,1] τὸν δὲ τελευταῖον γενόμενον τῆς Ῥώμης οἰκισμὸν ἢ κτίσιν ἢ ὅτι δήποτε χρὴ καλεῖν Τίμαιος μὲν ὁ Σικελιώτης οὐκ οἶδ᾽ὅτῳ κανόνι χρησάμενος ἅμα Καρχηδόνι κτιζομένῃ γενέσθαι φησὶν ὀγδόῳ καὶ τριακοστῷ πρότερον ἔτει τῆς πρώτης ὀλυμπιάδος. Λεύκιος δὲ Κίγκιος ἀνὴρ τῶν ἐκ τοῦ βουλευτικοῦ συνεδρίου περὶ τὸ τέταρτον ἔτος τῆς δωδεκάτης ὀλυμπιάδος. Κόϊντος δὲ Φάβιος κατὰ τὸ πρῶτον ἔτος τῆς ὀγδόης ὀλυμπιάδος. [2] Κάτων δὲ Πόρκιος Ἑλληνικὸν μὲν οὐχ ὁρίζει χρόνον, ἐπιμελὴς δὲ γενόμενος, εἰ καί τις ἄλλος, περὶ τὴν συναγωγὴν τῆς ἀρχαιολογουμένης ἱστορίας ἔτεσιν ἀποφαίνει δυσὶ καὶ τριάκοντα καὶ τετρακοσίοις ὑστεροῦσαν τῶν Ἰλιακῶν. ὁ δὲ χρόνος οὗτος ἀναμετρηθεὶς ταῖς Ἐρατοσθένους χρονογραφίαις κατὰ τὸ πρῶτον ἔτος πίπτει τῆς ἑβδόμης ὀλυμπιάδος. ὅτι δέ εἰσιν οἱ κανόνες ὑγιεῖς, οἷς Ἐρατοσθένης κέχρηται, καὶ πῶς ἄν τις ἀπευθύνοι τοὺς Ῥωμαίων χρόνους πρὸς τοὺς Ἑλληνικούς, ἐν ἑτέρῳ δεδήλωταί μοι λόγῳ. [3] οὐ γὰρ ἠξίουν ὡς Πολύβιος ὁ Μεγαλοπολίτης τοσοῦτο μόνον εἰπεῖν, ὅτι κατὰ τὸ δεύτερον ἔτος τῆς ἑβδόμης ὀλυμπιάδος τὴν Ῥώμην ἐκτίσθαι πείθομαι, οὐδ᾽ἐπὶ τοῦ παρὰ τοῖς ἀρχιερεῦσι κειμένου πίνακος ἑνὸς καὶ μόνου τὴν πίστιν ἀβασάνιστον καταλιπεῖν, ἀλλὰ τοὺς ἐπιλογισμούς, οἷς αὐτὸς προσεθέμην, εἰς μέσον ὑπευθύνους τοῖς βουληθεῖσιν ἐσομένους ἐξενεγκεῖν. [4] ἡ μὲν οὖν ἀκρίβεια ἐν ἐκείνῳ δηλοῦται τῷ λόγῳ, λεχθήσεται δὲ καὶ διὰ τῆσδε τῆς πραγματείας αὐτὰ τἀναγκαιότατα. ἔχει δὲ οὕτως: ἡ Κελτῶν ἔφοδος, καθ᾽ἣν ἡ Ῥωμαίων πόλις ἑάλω, συμφωνεῖται σχεδὸν ὑπὸ πάντων ἄρχοντος Ἀθήνησι Πυργίωνος γενέσθαι κατὰ τὸ πρῶτον ἔτος τῆς ὀγδόης καὶ ἐνενηκοστῆς ὀλυμπιάδος. ὁ δὲ πρὸ τῆς καταλήψεως χρόνος ἀναγόμενος εἰς Λεύκιον Ἰούνιον Βροῦτον καὶ Λεύκιον Ταρκύνιον Κολλατῖνον τοὺς πρώτους ὑπατεύσαντας ἐν Ῥώμῃ μετὰ τὴν κατάλυσιν τῶν βασιλέων ἔτη περιείληφεν εἴκοσι πρὸς τοῖς ἑκατόν. [5] δηλοῦται δὲ ἐξ ἄλλων τε πολλῶν καὶ τῶν καλουμένων τιμητικῶν ὑπομνημάτων, ἃ διαδέχεται παῖς παρὰ πατρὸς καὶ περὶ πολλοῦ ποιεῖται τοῖς μεθ᾽ἑαυτὸν ἐσομένοις ὥσπερ ἱερὰ πατρῷα παραδιδόναι: πολλοὶ δ᾽ εἰσὶν ἀπὸ τῶν τιμητικῶν οἴκων ἄνδρες ἐπιφανεῖς οἱ διαφυλάττοντες αὐτά: ἐν οἷς εὑρίσκω δευτέρῳ πρότερον ἔτει τῆς ἁλώσεως τίμησιν ὑπὸ τοῦ Ῥωμαίων δήμου γενομένην, ᾗ παραγέγραπται καθάπερ καὶ ταῖς ἄλλαις χρόνος οὗτος: ῾ὑπατεύοντος Λευκίου Οὐαλερίου Ποτίτου καὶ Τίτου Μαλλίου Καπιτωλίνου μετὰ τὴν ἐκβολὴν τῶν βασιλέων ἑνὸς δέοντι εἰκοστῷ καὶ ἑκατοστῷ ἔτει.᾿ [6] ὥστε τὴν Κελτικὴν ἔφοδον, ἣν τῷ δευτέρῳ μετὰ τὴν τίμησιν ἔτει γενομένην εὑρίσκομεν, ἐκπεπληρωμένων τῶν εἴκοσι καὶ ἑκατὸν ἐτῶν γενέσθαι. εἰ δὲ τοῦτο τὸ διάστημα τοῦ χρόνου τριάκοντα ὀλυμπιάδων εὑρίσκεται γενόμενον, ἀνάγκη τοὺς πρώτους ἀποδειχθέντας ὑπάτους ὁμολογεῖν ἄρχοντος Ἀθήνησιν Ἰσαγόρου παρειληφέναι τὴν ἀρχὴν κατὰ τὸ πρῶτον ἔτος τῆς ὀγδόης καὶ ἑξηκοστῆς ὀλυμπιάδος. [1,75,1] καὶ μὴν ἀπό γε τῆς ἐκβολῆς τῶν βασιλέων ἐπὶ τὸν πρῶτον ἄρξαντα τῆς πόλεως Ῥωμύλον ἀναβιβασθεὶς ὁ χρόνος ἔτη τέτταρα πρὸς τοῖς τετταράκοντα καὶ διακοσίοις ἀποτελεῖ. γνωρίζεται δὲ τοῦτο ταῖς διαδοχαῖς τῶν βασιλέων καὶ τοῖς ἔτεσιν, οἷς ἕκαστοι κατέσχον τὴν ἀρχήν. Ῥωμύλος μὲν γὰρ ὁ κτίσας τὴν πόλιν ἑπτὰ καὶ τριάκοντα ἔτη λέγεται κατασχεῖν τὴν δυναστείαν: μετὰ δὲ τὸν Ῥωμύλου θάνατον ἀβασίλευτος ἡ πόλις γενέσθαι χρόνον ἐνιαύσιον. [2] ἔπειτα Νόμας Πομπίλιος αἱρεθεὶς ὑπὸ τοῦ δήμου τρία καὶ τετταράκοντα ἔτη βασιλεῦσαι. Τύλλος δὲ Ὁστίλιος μετὰ Νόμαν δύο καὶ τριάκοντα. ὁ δ᾽ἐπὶ τούτῳ βασιλεύσας Ἄγκος Μάρκιος τέτταρα πρὸς τοῖς εἴκοσι. μετὰ δὲ Μάρκιον Λεύκιος Ταρκύνιος ὁ κληθεὶς Πρίσκος ὀκτὼ καὶ τριάκοντα. τοῦτον δὲ διαδεξάμενος Σερούϊος Τύλλιος τετταράκοντα καὶ τέτταρα. ὁ Σερούϊον δὲ ἀνελὼν Λεύκιος Ταρκύνιος ὁ τυραννικὸς καὶ διὰ τὴν τοῦ δικαίου ὑπεροψίαν κληθεὶς Σούπερβος ἕως εἰκοστοῦ καὶ πέμπτου προαγαγεῖν τὴν ἀρχήν. [3] τεττάρων δὲ καὶ τετταράκοντα καὶ διακοσίων ἀναπληρουμένων ἐτῶν, ἃ κατέσχον οἱ βασιλεῖς, ὀλυμπιάδων δὲ μιᾶς καὶ ἑξήκοντα πᾶσα ἀνάγκη τὸν πρῶτον ἄρξαντα τῆς πόλεως Ῥωμύλον ἔτει πρώτῳ τῆς ἑβδόμης ὀλυμπιάδος παρειληφέναι τὴν βασιλείαν ἄρχοντος Ἀθήνησι τῆς δεκαετίας Χάροπας ἔτος πρῶτον. τοῦτο γὰρ ὁλογισμὸς τῶν ἐτῶν ἀπαιτεῖ. ὅτι δὲ τοσαῦτα ἕκαστος τῶν βασιλέων ἦρξεν ἔτη δι᾽ἐκείνου δηλοῦταί μοι τοῦ λόγου.
Al 751 a.C. Dionigi giunge con un percorso in tre passi brevemente spiegato (per i dettagli l’Autore rimanda ad altra sua opera specifica, purtroppo perduta).
  1. Il punto di partenza è il sincronismo relativo all’invasione dell’Urbe da parte dei Galli, posto in a.Ol. 98.1 = 388/387. Questa pietra miliare non è ulteriormente argomentata se non con l’asserito consenso di “più o meno tutti” gli storici; e poiché solitamente Dionigi dà spazio alle voci significative, anche se da lui ritenute errate, è da credere che non abbia trovato alcuna diversa attestazione meritevole di considerazione. D’altra parte, le informazioni cronologiche successive alla catastrofe gallica dovevano essere sufficientemente stabili e concordi per giungere a una posizione condivisa tra gli storici. Tuttavia, come è noto, secondo la lista consolare varroniana l’invasione cadde nel 390 a.C.
  2. Tra l’invasione gallica e la scelta dei primi consoli intercorsero 120 anni completi, che corrispondono a 30 olimpiadi intere, e pertanto il primo consolato deve essere riportato ad a.Ol. 68.1 = 508/507. La prova di questa affermazione è l’elemento più interessante del ragionamento di Dionigi: egli asserisce di aver trovato presso una famiglia censoria un documento originale attestante l’esecuzione di un census datato “nel consolato di Lucio Valerio Potito e Tito Manlio Capitolino, nel 119° anno dalla cacciata dei re”; la tradizione della famiglia attribuiva il documento e il censo al secondo anno antecedente la presa di Roma, per un totale di 120 anni esatti. Allo stesso periodo Varrone assegnò soltanto 119 anni.
  3. Il periodo dei re durò 244 anni completi (così ripartiti: 37[Romolo] + 1[interreges] + 43[Numa Pompilio] + 32[Tullo Ostilio] + 24[Anco Marcio] + 38[Tarquinio Prisco] + 44[Servio Tullio] + 25[Tarquinio il Superbo]), che corrispondono a 61 olimpiadi intere, e pertanto il primo anno di Roma fu a.Ol. 7.1 = 752/751. In questo caso Dionigi accoglie la medesima tradizione sulla durata del periodo regio già accettata da Varrone.
Non potendo esaminare il ragionamento condotto da Dionigi nella sua perduta opera sul modo di comparare le cronologie greca e romana, possiamo soltanto valutare gli elementi essenziali da lui qui esposti. In particolare, non sembra plausibile che per l’epoca di cui tratta egli abbia potuto valersi di sincronismi espliciti tra le due cronologie; è invece probabile che le equazioni sulle date si basino su sincronismi posteriori (forse a partire dal terzo secolo, quando il mondo greco cominciò a prendere in considerazione quello romano) e da lì egli sia risalito all’indietro sull’assunzione che un anno consolare fosse mediamente equivalente a un anno solare. Il valore di quest’assunzione è per noi incerto: anche Varrone la fece, ma, a quel che sembra, riscontrò incongruenze nel confronto con altri dati, tra i quali soprattutto quelli astronomici, e per far quadrare il calendario giuliano con la lista consolare dovette ricorrere all’aggiunta di anni solari privi di consoli eponimi, i cosiddetti anni dittatoriali. Riguardo l’interessantissima citazione del documento censorio, dobbiamo osservare che secondo Livio (e secondo la logica) il console Marco Manlio (Tito per Dionigi) ricevette il soprannome Capitolino soltanto dopo la presa di Roma, per le sue gesta nella difesa dell’arce romana, quindi il documento citato deve essere posteriore allo stesso evento e non anteriore come potrebbe apparire dalla lettera del testo dionisieo. Livio, che segue la cronologia varroniana, assegna il consolato di M. Manlio al 392 a.C., cioè a tre anni prima, secondo il conteggio inclusivo, ovvero al secondo anno prima, secondo il conteggio moderno, della presa di Roma.

La questione dell’ingresso dei consoli nella carica

Che fin dai primi tempi l’elezione di un console fosse separata temporalmente dall’effettivo ingresso nella carica appare ovvio ed è più volte attestato nelle fonti, incluso Dionigi. Però pochissime volte Dionigi specifica il giorno d’inizio d’una carica elettiva o dà nella circostanza qualche indicazione di utilità cronologico (di seguito l’elenco dei casi); anche quando lo fa, rimane di solito ambiguo se il riferimento sia al giorno dell’elezione oppure al primo giorno del mandato.
  • I consoli del 261 a.U.c. = a.Ol. 72.1, Postumo Cominio e Spurio Cassio, entrarono in carica alle calende di settembre, in anticipo rispetto a ciò che avveniva in precedenza (6,49,2: παραλαβόντες τὴν ἀρχὴν καλάνδαις Σεπτεμβρίαις θᾶττον ἢ τοῖς προτέροις ἔθος ἦν). Secondo la narrazione degli eventi, questo consolato iniziò durante la secessione della plebe, e precisamente dopo l’allontanamento dei secessionisti e prima della riconciliazione con i patrizi che portò con sé la creazione di una nuova magistratura, il tribunato della plebe. In 6,89,4 (οὗτοι τὴν δημαρχικὴν ἐξουσίαν πρῶτοι παρέλαβον οἱ πέντε ἄνδρες ἡμέρᾳ τετάρτῃ πρότερον εἰδῶν Δεκεμβρίων, ὥσπερ καὶ μέχρι τοῦ καθ᾽ἡμᾶς χρόνου γίνεται) si precisa che i primi tribuni della plebe (cinque, secondo Dionigi) ricevettero la potestà tribunizia il 10 dicembre, e in questa data entrarono in carica i loro successori fino all’epoca di Dionigi. In 7,1-2 si racconta della scarsità di cereali in quell’anno, originata dalla mancata semina al tempo dovuto (la semina del farro e del grano era ed è eseguita intorno alla seconda metà di ottobre). La secessione infatti, dice Dionigi, avvenne dopo l’equinozio d’autunno e la riconciliazione non molto prima del solstizio d’inverno, in sostanza da metà ottobre a metà dicembre circa, impedendo la semina (ὁ μὲν γὰρ δῆμος ἀπέστη τῶν πατρικίων μετὰ τὴν μετοπωρινὴν ἰσημερίαν ὑπ᾽αὐτὴν μάλιστα τὴν ἀρχὴν τοῦ σπόρου… καὶ διέμειναν ἐξ ἐκείνου χωρὶς ἀλλήλων ὄντες, ἕως οὗ κατέστη καὶ συνῆλθεν ἡ πόλις εἰς ἑαυτὴν οὐ πολλῷ πρότερον διαλλαγεῖσα τῆς χειμερινῆς τροπῆς). Poiché l’episodio della nascita del tribunato della plebe è collocato proprio al termine della secessione, esso sarebbe in accordo con l’indicazione del solstizio d’inverno per l’avvenuta riconciliazione e indicherebbe perciò che i mesi romani e giuliani fossero in quell’anno sostanzialmente allineati. In tal modo, tuttavia, le calende di settembre sarebbero cadute prima dell’equinozio d’autunno, in contrasto con la precedente affermazione per la quale i consoli assunsero la carica dopo l’allontanamento dei secessionisti.
  • I consoli del 278 a.U.c., Servio Servilio e Aulo Verginio, entrarono in carica attorno al solstizio d’estate nel mese sestile (9,25,1: τῷ δ᾽ ἑξῆς ἔτει περὶ τὰς θερινὰς μάλιστα τροπὰς Σεξτιλίου μηνὸς παραλαμβάνουσι τὴν ὑπατείαν). Se ne desume che allora il calendario romano era in anticipo da 40 a 70 giorni circa rispetto al calendario giuliano. In via incidentale, si noti che nel 7 a.C., quando Dionigi scriveva, da poco sestile era stato ribatezzato in agosto.
  • I consoli del 302 a.U.c. L. Menenio e P. Sestio, eletti durante una grande pestilenza, la videro cessare dopo la loro nomina; furono allora celebrati a pubbliche spese sacrifici di ringraziamento agli dei, che occuparono tutto l’inverno (10,54,1: εἰς δὲ τοὐπιὸν ἔτος ὕπατοι μὲν ἀπεδείχθησαν Λεύκιος Μενήνιος καὶ Πόπλιος Σήστιος: ἡ δὲ νόσος εἰς τέλος ἐλώφησε. καὶ μετὰ τοῦτο θυσίαι τε χαριστήριοι θεοῖς ἐπετελοῦντο δημοσίᾳ, καὶ ἀγῶνες ἐπιφανεῖς λαμπραῖς πάνυ χορηγούμενοι δαπάναις, ἐν εὐπαθείαις τε καὶ θαλίαις ἡ πόλις ἦν ὥσπερ εἰκός: καὶ πᾶς ὁ χειμέριος χρόνος ἀμφὶ ταῦτα ἐδαπανήθη). Subito dopo si aggiunge che la terra era rimasta incolta per la pestilenza, causando una carestia. L’epidemia durò perciò almeno fino a novembre (la semina dei cereali avviene intorno a fine ottobre). Ciò è compatibile con l’ingresso in carica dei consoli a settembre, supponendo che il calendario romano fosse grosso modo allineato con quello giuliano.
  • I consoli del 311 a.U.c., Marco Geganio Macerino per la seconda volta e Tito Quinzio Capitolino per la quinta volta, entrarono in carica alla luna piena (cioè le idi) di dicembre (11,63,1: τῷ δ᾽ ἑξῆς ἐνιαυτῷ πάλιν ὑπάτους ψηφισαμένου τοῦ δήμου κατασταθῆναι παραλαμβάνουσι τὴν ὕπατον ἀρχὴν τῇ διχομήνιδι τοῦ Δεκεμβρίου μηνὸς Μάρκος Γεγάνιος Μακερῖνος τὸ δεύτερον καὶ Τίτος Κοίντιος Καπιτωλῖνος τὸ πέμπτον). Subito dopo si aggiunge che quell’anno si tenne il primo censimento dopo quello di diciassette anni prima, consoli Lucio Cornelio (Maluginense) e Quinto Fabio (Vibulano), consoli del 295 a.U.c. (11,63,2: οὐδεμιᾶς τιμήσεως ἐντὸς ἑπτακαίδεκα ἐτῶν γενομένης ἀπὸ τῆς Λευκίου Κορνηλίου καὶ Κοίντου Φαβίου ὑπατείας).
Un caso di rilievo nel quale è esplicitamente indicata la differenza tra il giorno dell’elezione e il giorno del mandato è quello del secondo anno di decemvirato (10,59,1&3): ἐν δὲ τῷ κατόπιν ἔτει παραλαβόντες τὴν ὑπατικὴν ἐξουσίαν οἱ σὺν Ἀππίῳ Κλαυδίῳ δέκα ἄνδρες εἰδοῖς μαΐαις, ἦγον δὲ τοὺς μῆνας κατὰ σελήνην, καὶ συνέπιπτεν εἰς τὰς εἰδοὺς ἡ πανσέληνος … ἐνστάσης δὲ τῆς ἡμέρας, ἐν ᾗ παραλαβεῖν αὐτοὺς ἔδει τὴν ἀρχήν… Pertanto nel secondo anno di decemvirato i dieci eletti ricevettero la potestà consolare alle idi di maggio (a questo proposito Dionigi sente il bisogno di precisare che i mesi romani erano lunari e la luna piena cadeva nelle idi) e assunsero l’ufficio in un giorno successivo non specificato. In questo caso Dionigi oppone τὴν ὑπατικὴν ἐξουσίαν a τὴν (ὕπατον) ἀρχήν. Per ἐξουσία = potestas si ricordano vari esempi: τὴν δημαρχικὴν ἐξουσίαν παρέλαβον (la potestà tribunizia, 6,89,2), τὴν ὕπατον ἐξουσίαν παραλαβόντων (la potestà consolare, 7,1,1), τὴν ταμιευτικὴν ἔχοντες ἐξουσίαν (la potestà questoria, 8,77,1). La tipica frase usata da Dionigi per marcare l’inizio dell’anno consolare (παραλαμβάνουσι τὴν ὕπατον ἀρχὴν o simili) sembra riferirsi all’effettivo ingresso nella carica piuttosto che al momento dell’elezione. Dionigi usa infatti costantemente ἀρχὴ nel senso materiale di “(supremo) potere, autorità, ufficio di governo”, come del resto era l’uso quando il soggetto erano gli arconti ateniesi. La scelta delle idi di maggio quale data elettorale sembra legata ai fatti che precedettero l’istituzione dei Decemviri. Essendo tornati al principio della primavera gli ambasciatori inviati l’anno prima in Italia e in Grecia per assumere informazioni sui codici di leggi delle principali città, i consoli L. Menenio e P. Sestio (quelli della pestilenza) furono richiesti dai tribuni della plebe di dare corso alla stesura del codice di leggi scritte. Non volendo essere ricordati per questa innovazione contraria agli interessi del patriziato, essi (10,54,4) procedettero prima del solito all’elezione dei successori, Appio Claudio e Tito Genucio, sui quali cercarono poi di scaricare le insistenze dei tribuni della plebe. Questi consoli, come è noto, non entrarono mai in carica come tali, poiché convinsero il popolo a farsi eleggere, con altri otto notabili, nel collegio dei Decemviri legibus scribundis consulari potestate. Dionigi non fornisce una data né per l’elezione dei consoli né per l’elezione dei decemviri, ma secondo il suo raccolto entrambe poterono avere luogo prima dell’inizio dell’estate. Poiché i Decemviri dovevano governare un anno dal giorno della nomina (10,55,4), le idi di maggio dell’anno seguente come data elettorale per il rinnovo del collegio possono indicare che il calendario romano era allora grosso modo allineato con quello giuliano. In ogni caso non appare da queste poche informazioni che fosse stabilita una data ufficiale, ordinariamente seguita, per le elezioni o per l’inizio del mandato consolare. Al contrario, Dionigi fornisce una data precisa, il 10 dicembre, per l’elezione dei tribuni della plebe, rilevando che essa rimase costante nel corso dei secoli fino ai suoi tempi. Anche questa è una conferma che una qualche forma di calendario solare, che preservi cioè almeno approssimativamente la sincronizzazione tra l’anno civile e le stagioni, era in uso presso i Romani nei primi tempi della repubblica.

Altre indicazioni di valore cronologico

In 7,1-2 si racconta che i consoli Tito Geganio Macerino e Publio Minucio, appena insediati, dovettero fronteggiare la scarsità di grano causata dalla secessione della plebe (vedi anche supra). Il senato inviò ambasciatori presso Etruschi e Campani, nella  piana pontina e in Sicilia per comprare grano. Gli ambasciatori diretti in Sicilia presero il mare nel secondo anno della 72a olimpiade, 17 anni dopo la cacciata dei re (7,1,5: κατὰ τὸν δεύτερον ἐνιαυτὸν τῆς ἑβδομηκοστῆς καὶ δευτέρας ὀλυμπιάδος … ἄρχοντος Ἀθήνησιν Ὑβριλίδου, ἑπτακαίδεκα διελθόντων ἐτῶν μετὰ τὴν ἐκβολὴν τῶν βασιλέων…). Ma una tempesta li obbligò a costeggiare allungando il viaggio per mare cosicché, giunti a Gela dal tiranno Gelone, gli ambasciatori passarono colà la stagione invernale per fare poi ritorno a Roma con grandi provviste soltanto in estate (ma si tratta di una correzione: i manoscritti hanno “dopo l’estate”). Dionigi aggiunge che il tiranno in questione era Gelone e non Dionisio di Siracusa, come asserivano gli storici romani: quest’ultimo infatti si impossessò del potere molto più tardi, nel terzo anno della 93a olimpiade, cioè nell’85° anno dopo i fatti ora descritti. Poiché secondo Dionigi la secessione della plebe avvenne in a.Ol. 72.1 = 492/491 sul finire di un anno giuliano (vedi supra), la possiamo collocare negli ultimi mesi del 492. Abbiamo già mostrato che i consoli di a.Ol. 72.1, Postumo Cominio e Spurio Cassio, furono eletti intorno al principio di settembre giuliano del 492, pertanto possiamo inferire che i consoli che gli succedettero, i sopra citati Tito Geganio Macerino e Publio Minucio, furono eletti attorno al principio di settembre (giuliano) del 491 (quindi in a.Ol. 72.2). Questa posizione è compatibile con il fatto che gli ambasciatori salpati per la Sicilia in a.Ol. 72.2 = 491/490, cioè sul finire del 491, dopo aver affrontato un viaggio reso difficile dalle cattive condizioni del mare, dovettero passare colà l’intera stagione invernale prima di fare ritorno nell’estate (o dopo l’estate) del 490. Di particolare valore appare l’indicazione ἑπτακαίδεκα διελθόντων ἐτῶν μετὰ τὴν ἐκβολὴν τῶν βασιλέων: poiché Dionigi la dice presente nella quasi totalità degli storici romani assieme all’errore sul nome del tiranno siracusano, appare probabile che tale indicazione derivasse da una fonte comune a tutti e più antica. Ad accrescere l’intrigo, si deve aggiungere che Tito Geganio Macerino e Publio Minucio furono la diciottesima coppia di consoli, pertanto i 17 anni si devono intendere come trascorsi e già conclusi, come del resto traspare dall’uso del genitivo assoluto con participio aoristo in luogo di un complemento di tempo in dativo. Una situazione parallela si ha in 10,53,1, dove, prima di nominare i consoli dell’anno 301 a.U.c., Dionigi fa notare che sono stati completati 300 anni dalla fondazione di Roma (ἐτῶν τριακοσίων ἐκπεπληρωμένων ἀπὸ τοῦ Ῥώμης συνοικισμοῦ); in questo caso l’indicazione dell’avvenuto completamento del periodo di tempo è esplicitata sia dalla semantica della radice verbale sia dall’uso del perfetto. Infine, gli 85 anni tra Gelone e Dionisio di Siracusa sono evidentemente calcolati come differenza tra a.Ol. 72.2 e a.Ol. 93.3. Tutti questi esempi confermano l’abitudine dionisiea di non esprimere gli intervalli di anni comprendendo entrambi gli estremi. Alla luce di ciò deve anche essere letto 11,63,2, ove si dice che i consoli dell’anno 311 a.U.c., Marco Geganio Macerino per la seconda volta e Tito Quinzio Capitolino per la quinta volta, eseguono il primo censo da quello del consolato di Lucio Cornelio e Quinto Fabio, non essendocene stati altri in 17 anni (οὐδεμιᾶς τιμήσεως ἐντὸς ἑπτακαίδεκα ἐτῶν γενομένης ἀπὸ τῆς Λευκίου Κορνηλίου καὶ Κοίντου Φαβίου ὑπατείας). L’intervallo tra i due consolati è effettivamente di 17 anni (un estremo escluso) soltanto se si accetta che il governo dei Decemviri occupò tre anni, invece dei due tradizionali, confermando implicitamente quella posizione dionisiea (sulla quale vedi infra). Subito dopo aver narrato della legazione in Sicilia alla ricerca di grano, Dionigi racconta della più sfortunata sorte degli ambasciatori inviati nelle pianure pontina e campana. In Campania i legati si presentarono dal tiranno di Cuma Aristodemo detto Malaco, del quale l’Autore presenta in una digressione la vita avventurosa e crudele. In 7,3,1 ha così modo di precisare che questi divenne popolare in patria per le eroiche imprese compiute nella battaglia di Cuma contro le forze riunite di Etruschi, Umbri e di altri popoli, collocata in a.Ol. 64.1 = 524/523, e che in seguito si fece interprete di una politica in favore del popolo e contraria agli interessi dell’oligarchia che deteneva il potere. Nel ventesimo anno successivo a questa battaglia (7,5,1: εἰκοστῷ δ᾽ ὕστερον ἔτει τῆς πρὸς τοὺς βαρβάρους μάχης) Aristodemo fu inviato dall’oligarchia cumana, desiderosa di sbarazzarsi di lui, in supporto degli Aricini, i quali chiedevano aiuto essendo a loro volta assediati dagli Etruschi. Al suo ritorno il generale cumano vittorioso, alla testa di uomini a lui legati dalla preda elargita e dal cameratismo, si sbarazzò degli oligarchi e prese per sé il potere tirannico, che lasciò solo quando fu a sua volta ucciso in una rivolta. Davanti a questo Aristodemo, quando era tiranno da quasi quattordici anni (7,12,1: ἐπὶ τοῦτον δὴ τὸν Ἀριστόδημον ἔτος ὁμοῦ τι τεσσαρεσκαιδέκατον ἤδη τυραννοῦντα Κύμης), precisa Dionigi, si presentarono gli ambasciatori Romani a chiedere grano. In 5,36,1 Dionigi aveva già narrato che nel quarto consolato, quello di Spurio Larcio e Tito Erminio, si era conclusa la battaglia di Ariccia, il cui assedio era giunto al secondo anno, con la morte del comandante Arrunte e la fuga degli Etruschi sbaragliati, parte dei quali furono accolti a Roma e diedero nome al vicus Tuscus ancora esistente nel I secolo a.C. Tuttavia, Dionigi associa il quarto consolato ad a.Ol. 68.4 = 505/504, quindi i venti anni tra questa data e a.Ol. 64.1 devono intendersi come inclusivi degli estremi, contro l’abitudine dionisiea. Invece l’intervallo di quattordici anni dal quarto consolato (escluso) fino all’arrivo dei legati del grano riporta proprio al consolato di Tito Geganio Macerino e Publio Minucio. Alla notizia di di 5,77,4, dove si indica in “400 anni in cifra tonda” il periodo intercorso tra la prima dittatura dei Romani, quella di Tito Larcio, e l’odiata dittatura di Silla, non si può attribuire esatto valore cronologico, sebbene si possa osservare che 400 anni dopo la dittatura di Larcio Silla aveva circa 40 anni, l’età tradizionale del floruit.

La cronologia olimpica

Dionigi usa il computo delle olimpiadi quale riferimento cronologico nella propria opera, in omaggio alla sua formazione greca e alla disponibilità di chronica di storia universale basati su quel computo. Il prospetto che segue riassume le datazioni secondo il computo olimpico degli eventi della storia romana presenti nelle porzioni superstiti delle Antiquitates Romanae. La colonna a.U.c.(V) riporta la datazione dell’evento secondo la tradizionale cronologia varroniana.
a.U.c.(V) a.Ol. Vincitori olimpici dello στάδιον Arconti ateniesi Evento oggetto della datazione Riferimento
1 = 753 7.1 = 752/751 Δαϊκλῆς Μεσσήνιος Χάρωψ ἔτος τῆς δεκαετίας πρῶτον Fondazione di Roma 1,71,5&1,75,3
39 = 715 16.3 = 714/713 Πυθαγόρας Λάκων (omesso) Elezione di Numa Pompilio re 2,58,3
82 = 672 27.2 = 671/670 Εὐρυβάτης Ἀθηναῖος Λεώστρατος Elezione di Tullo Ostilio re 3,1,3
114 = 640 35.2 = 639/638 Σφαῖρος ὁ Λακεδαιμόνιος Δαμασίας Elezione di Anco Marcio re 3,36,1
138 = 616 41.2 = 615/614 Κλεώνδας Θηβαῖος Ἡνιοχίδης Elezione di Lucio Tarquinio Prisco re 3,46,1
176 = 578 50.4 = 577/576 Ἐπιτελίδης Λάκων Ἀρχεστρατίδης Elezione di [Servio] Tullio re 4,1,1
220 = 534 61.4 = 533/532 Ἀγάθαρχος Κερκυραῖος Θηρικλῆς Elezione di Lucio Tarquinio re 4,41,1
(n.d.) 64.1 = 524/523 (omesso) Μιλτιάδης I Tirreni dell’Adriatico con Umbri ed altri marciano in forze contro la città di Cuma 7,3,1
245 = 509 68.1 = 508/507 Ἰσχόμαχος Κροτωνιάτης Ἰσάγορας Elezione dei primi consoli Lucio Giunio Bruto e Lucio Tarquinio Collatino, nel 245° dalla fondazione di Roma 1,74,6&1,75,3&5,1,1-2
249 = 505 69.1 = 504/503 Ἰσχόμαχος Κροτωνιάτης τὸ δεύτερον Ἀκεστορίδης Nel quinto anno dalla cacciata dei re sono consoli Marco Valerio fratello di Valerio Publicola e Publio Postumio detto Tuberto 5,37,1
253 = 501 70.1 = 500/499 Νικέας Λοκρὸς ἐξ Ὀποῦντος Σμῦρος Ricevono la dignità consolare Postumo Cominio e Tito Larcio 5,50,1
257 = 497 71.1 = 496/495 Τισικράτης Κροτωνιάτης Ἵππαρχος Ricevono la dignità consolare Aulo Sempronio Atratino e Marco Minucio 6,1,1
260 = 494 71.4 = 493/492 (vedi sopra) Θεμιστοκλῆς Nel 260° anno dalla fondazione di Roma, ricevono la dignità consolare Aulo Verginio Celimontano e Tito Veturio Gemino 6,34,1
261 = 493 72.1 = 492/491 Τισικράτης Κροτωνιάτης δεύτερον Διόγνητος Ricevono il potere (consolare) Postumo Cominio e Spurio Cassio 6,34,1&6,49,1
262 = 492 72.2 = 491/490 (vedi sopra) Ὑβριλίδης Consoli Tito Geganio Macerino e Publio Minucio, essendo passati 17 anni dalla cacciata dei re, per la scarsità di grano causata dalla secessione della plebe il senato invia ambasciatori in Sicilia per comprare grano 7,1,1&7,1,5
265 = 489 73.1 = 488/487 Ἀστύλος Κροτωνιάτης Ἀγχίσης Sono eletti consoli Gaio Giulio Iulo e Publio Pinario Rufo 8,1,1
269 = 485 74.1 = 484/483 Ἄστυλος Συρακούσιος Λεώστρατος Ricevono il consolato Quinto Fabio e Servio Cornelio 8,77,1
270 = 484 74.2 = 483/482 (vedi sopra) Νικόδημος Nel 270° anno dalla fondazione di Roma, ricevono il consolato Lucio Emilio figlio di Mamerco e Cesone Fabio figlio di Cesone 8,83,1
273 = 481 75.1 = 480/479 (omesso) Καλλιάδης Sono eletti consoli Cesone Fabio II e Spurio Furio, al tempo nel quale Serse mosse l’esercito contro la Grecia 9,1,1
277 = 477 76.1 = 476/475 Σκάμανδρος Μιτυληναῖος Φαίδων Ricevono il consolato Gaio Orazio e Tito Menenio 9,18,1
281 = 473 77.1 = 472/471 Δάνδης Ἀργεῖος Χάρης Ricevono la dignità consolare Lucio Emilio Mamerco III e Vopisco Giulio 9,37,1
285 = 469 78.1 = 468/467 Παρμενίδης Ποσειδωνιάτης Θεαγενίδης Sono nominati consoli Aulo Verginio Celimontano e Tito Numicio Prisco 9,56,1
289 = 465 79.1 = 464/463 Ξενοφῶν Κορίνθιος Ἀρχεδημίδης Ricevono il consolato Tito Quinzio Capitolino e Quinto Fabio Vibulano 9,61,1
293 = 461 80.1 = 460/459 Τορύμβας Θεσσαλὸς Φρασικλῆς Sono eletti consoli Publio Volumnio e Servio Sulpicio Camerino 10,1,1
297 = 457 81.1 = 456/455 Πολύμναστος Κυρηναῖος Καλλίας Ricevono la dignità consolare Gaio Orazio e Quinto Minucio 10,26,1
301 = 453 82.1 = 452/451 Λύκος Θεσσαλὸς ἀπὸ Λαρίσης Χαιρεφάνης Completati 300 anni dalla fondazione di Roma, ricevono la dignità consolare Publio Orazio e Sesto Quintilio 10,53,1
305 = 449 83.1 = 448/447 Κρίσων Ἱμεραῖος Φιλίσκος Cessa il governo dei Decemviri che curò gli affari dello stato per tre anni 11,1,1
310 = 444 84.3 = 442/441 (omesso) Δίφιλος Sono eletti per la prima volta tribuni militari con potestà consolare: Aulo Sempronio Atratino, Lucio Atilio Lusco e Tito Clelio Siculo 11,61,3&11,62,1
(n.d.) 93.2 = 407/406 (omesso) Ἀντιγένης Antigene è ricordato come predecessore di Callia 7,1,5
(n.d.) 93.3 = 406/405 (omesso) Καλλίας Dionigi il vecchio conquista la tirannide di Siracusa 85 anni dopo l’invio in Sicilia dell’ambasceria da parte dei Romani per comprare grano 7,1,5
364 = 390 98.1 = 388/387 (omesso) Πυργίων Presa di Roma da parte dei Galli 1,74,4
490 = 264 128.3 = 266/265 (omesso) (omesso) Inizio della prima guerra punica 1,8,2
523 = 231 137.1 = 232/231 (omesso) (omesso) Consolato di Marco Pomponio e Gaio Papirio 2,25,7
747 = 7 193.1 = 8/7 (omesso) (omesso) 745° anno dalla fondazione di Roma, eletti consoli Claudio Nerone per la seconda volta e Calpurnio Pisone 1,3,4
Lo scarto di due anni tra la cronologia varroniana (in anticipo) e quella dionisiea (in ritardo) si mantiene inalterato fino al governo dei Decemviri. Lì però si manifesta la prima deviazione, poiché Dionigi fa durare in carica i Decemviri per tre anni quando in Varrone le loro vicende occupano solo un biennio (la situazione è evidente nella serie consolare infra). Da quel momento perciò la distanza tra le due cronologie diviene di tre anni. Purtroppo poco dopo aver descritto questi fatti i manoscritti si interrompono bruscamente privandoci di quasi tutta la successiva sequenza consolare secondo Dionigi e quindi della gran parte dei sincronismi. Della storia seguente sopravvivono poche notizie cronologiche contenute nella parte iniziale dell’opera. In base a queste, constatiamo che la differenza di tre anni si mantiene ancora al tempo dell’invasione dei Galli, sessant’anni dopo l’interruzione delle Antiquitates; invece l’inizio della prima guerra punica mostra una inversione, essendo collocato in anticipo di un anno rispetto alla cronologia varroniana; i consolati del 231 e del 7 a.C. sono infine perfettamente sincronizzati, in accordo con il fatto che la lista consolare dal terzo secolo in avanti non presenta varianti nelle fonti. Il consolato del 747 a.U.c.(V), che vide Tiberio Claudio Narone per la seconda volta e Gneo Calpurnio Pisone quali magistrati eponimi, iniziò certamente nel gennaio del 7 a.C. giuliano: questo ci permette di inferire che Dionigi seguì il principio di equiparare l’anno consolare all’anno olimpico nel quale il consolato iniziava. Questa conclusione è corroborata dal consolato del 523 a.U.c. = 231 a.C., per il quale le oscillazioni del calendario romano non dovettero portarne l’inizio oltre i limiti dell’anno olimpico.

La sequenza consolare

Il prospetto che segue riporta i nomi dei consoli e degli altri magistrati nominati nelle Antiquitates Romanae. La colonna a.U.c.(V) contiene la datazione dell’anno consolare secondo la tradizionale cronologia varroniana. Dionigi equipara consapevolmente la durata del mandato consolare a un anno solare.
a.U.c.(V) a.Ol. Primo console Secondo console Riferimento Altre magistrature Riferimento
245 = 509 68.1 = 508/507 Λεύκιος Ἰούνιος Βροῦτος Λεύκιος Ταρκύνιος Κολλατῖνος 5,1,2 Rex sacrorum: Μάνιος Παπίριος 5,1,4
suffectus Πόπλιος Οὐαλέριος (Ποπλικόλας) 5,12,3
suffectus Σπόριος Λουκρήτιος 5,19,2
suffectus Μάρκος Ὁράτιος (Πολβῖλλος) 5,19,2
246 = 508 (Πόπλιος) Οὐαλέριος (Ποπλικόλας) τὸ δεύτερον (Τῖτος) Λουκρήτιος 5,20,1
247 = 507 Πόπλιος Οὐαλέριος ὁ προσαγορευθεὶς Ποπλικόλας τὸ τρίτον Μάρκος Ὁράτιος Πολβῖλλος τὸ δεύτερον 5,21,1
248 = 506 Σπόριος Λάρκιος Τῖτος Ἑρμίνιος 5,36,1
249 = 505 69.1 = 504/503 Μάρκος Οὐαλέριος ἀδελφὸς Οὐαλερίου Ποπλικόλα Πόπλιος Ποστόμιος Τούβερτος ἐπικαλούμενος 5,37,1
250 = 504 Πόπλιος Οὐαλέριος ὁ κληθεὶς Ποπλικόλας τὸ τέταρτον Τῖτος Λουκρήτιος τὸ δεύτερον 5,40,1
251 = 503 Πόπλιος Ποστόμιος ὁ καλούμενος Τούβερτος  τὸ δεύτερον Ἀγρίππας Μενήνιος ὁ λεγόμενος Λανᾶτος 5,44,1
252 = 502 Σπόριος Κάσσιος Οὐεκελλῖνος ἐπικαλούμενος Ὀπίτωρ Οὐεργίνιος Τρικάτος 5,49,1
253 = 501 70.1 = 500/499 Πόστομος Κομίνιος Τῖτος Λάρκιος 5,50,1
254 = 500 Σερουίλιος Σολπίκιος Καμερῖνος Μάνιος Τύλλιος Λόγγος 5,52,1
255 = 499 Πόπλιος Οὐετούριος Γεμῖνος Πόπλιος Αἰβούτιος  Ἔλβας 5,58,1
256 = 498 Τῖτος Λάρκιος Φλάβος Κόιντος Κλοίλιος Σικελός 5,59,1 Dictator: Λάρκιος 5,72,3&5,75,1
Magister equitum: Σπόριος Κάσσιος 5,75,2
257 = 497 71.1 = 496/495 Αὖλος Σεμπρώνιος Ἀτρατῖνος Μάρκος Μηνύκιος 6,1,1
258 = 496 Αὖλος Ποστόμιος Τῖτος Οὐεργίνιος 6,2,1 Dictator: Αὖλος Ποστόμιος 6,2,3
Magister equitum: Τῖτος Αἰβούτιος  Ἔλβας 6,2,3
259 = 495 Ἄππιος Κλαύδιος Σαβῖνος Πόπλιος Σερουίλιος Πρίσκος 6,23,1
260 = 494 71.4 = 493/492 Αὖλος Οὐεργίνιος Καιλιμοντανὸς Τῖτος Οὐετούριος Γέμινος 6,34,1 Dictator: Μάνιος Οὐαλέριος 6,39,2
Magister equitum: Κόιντος Σερουίλιος 6,40,1
261 = 493 72.1 = 492/491 Πόστομος Κομίνιος Σπόριος Κάσσιος 6,49,1 Tribuni plebis:  Λεύκιος  Ἰούνιος Βροῦτος καὶ Γάϊος Σικίννιος Βελλοῦτος καὶ Γάϊος καὶ Πόπλιος Λικίννιοι καὶ Γάϊος Οὐισκέλλιος Ῥοῦγας 6,89,1
262 = 492 72.2 = 491/490 Τῖτος Γεγάνιος Μακερῖνος Πόπλιος Μηνύκιος 7,1,1 Tribuni plebis: Σπόριος Σικίνιος (Icilius?) 7,14,2
Aediles: Σικίνιος καὶ Βροῦτος 7,14,2
263 = 491 Μάρκος Μηνύκιος Αὐγουρῖνος Αὖλος Σεμπρώνιος Ἀτρατῖνος δεύτερον 7,20,1 Tribunus plebis: Γάϊος Σικίννιος Βελλοῦτος 7,33,1
Tribunus plebis: Δέκιος 7,39,1
Aediles: Τῖτος Ἰούνιος Βροῦτος καὶ Γάϊος Οὐισέλλιος Ῥοῦγας 7,26,3
264 = 490 Κόιντος Σουλπίκιος Καμερῖνος Σέργιος Λάρκιος Φλαύιος τὸ δεύτερον 7,68,1
265 = 489 73.1 = 488/487 Γάϊος Ἰούλιος Ἰοῦλος Πόπλιος Πινάριος Ῥοῦφος 8,1,1
266 = 488 Σπόριος Ναύτιος Σέξτος Φούριος 8,16,1
267 = 487 Γάϊος Ἀκύλλιος Τῖτος Σίκκιος 8,64,1
268 = 486 Πόπλιος (vel Πρόκλος) Οὐεργίνιος Σπόριος Κάσσιος τρίτον 8,55,5&8,68,1 Tribunus plebis: Γάϊος Ῥαβολήιος 8,72,1
269 = 485 74.1 = 484/483 Κοῗντος Φάβιος Σερούιος Κορνήλιος 8,77,1 Quaestores: Καίσων Φάβιος καὶ Λεύκιος Οὐαλέριος Ποπλικόλας 8,77,1
270 = 484 74.2 = 483/482 Λεύκιος Αἰμίλιος Μαμέρκου υἱὸς Καίσων Φάβιος Καίσωνος υἱός 8,83,1
271 = 483 Μάρκος Φάβιος Καίσωνος υἱός Λεύκιος Οὐαλέριος Μάρκου υἱός 8,87,1 Tribunus plebis: Γάϊος Μαίνιος 8,87,4
272 = 482 Γάϊος  Ἰούλιος ὁ ἐπικαλούμενος  Ἴουλος Κόιντος Φάβιος Καίσωνος υἱὸς τὸ δεύτερον 8,90,5 Interreges: Αὖλος Σεμπρώνιος Ἀτρατῖνος, Σπόριος Λάρκιος 8,90,4-5
273 = 481 75.1 = 481/480 Καίσων Φάβιος τὸ δεύτερον Σπόριος Φούριος 9,1,1 Tribunus plebis: Σπόριος Ἰκίλιος 9,1,3
274 = 480 Γνάϊος Μάλλιος Μάρκος Φάβιος τὸ δεύτερον 9,5,1 ἀντιστράτηγος = Proconsul sine imperium?: Κόιντος Φάβιος ὁ δὶς ὑπατεύσας 9,11,2
ἀντιστράτηγος = Proconsul sine imperium?: Τῖτος Σίκκιος 9,12,5
Tribunus plebis: Τεβέριος Ποντοφίκιος 9,5,1
275 = 479 Καίσων Φάβιος τὸ τρίτον Τῖτος Οὐεργίνιος 9,14,1
276 = 478 Λεύκιος Αἰμίλιος Γάϊος Σερουίλιος 9,16,1 Proconsules: Καίσων Φάβιος, Σερούιος Φούριος 9,16,3-4
277 = 477 76.1 = 476/475 Γάϊος Ὁράτιος Τῖτος Μενήνιος 9,18,1
278 = 476 Σερούιος Σερουίλιος Αὖλος Οὐεργίνιος 9,25,1 Tribuni plebis: Κόιντος Κωνσίδιος καὶ Τῖτος Γενύκιος 9,27,2
279 = 475 Πόπλιος Οὐαλέριος Ποπλικόλας Γάϊος Ναύτιος 9,28,1 Tribuni plebis: Λεύκιος Καιδίκιος καὶ Τῖτος Στάτιος 9,28,1
280 = 474 Αὖλος Μάλλιος Λεύκιος Φούριος 9,36,1
281 = 473 77.1 = 472/471 Λεύκιος Αἰμίλιος Μάμερκος τὸ τρίτον Οὐοπίσκος Ἰούλιος 9,37,1 Tribunus plebis:  Γναῖος Γενύκιος 9,37,2
282 = 472 Λεύκιος Πινάριος Πόπλιος Φούριος 9,40,1 Tribunus plebis: Πόπλιος Βολέρων 9,41,1
283 = 471 Τῖτος Κοίντιος Καπιτωλῖνος  Ἄππιος Κλαύδιος Σαβῖνος 9,43,1 Tribunus plebis: Πόπλιος Βολέρων 9,42,2
284 = 470 Λεύκιος Οὐαλέριος τὸ δεύτερον Τιβέριος Αἰμίλιος 9,51,1
285 = 469 78.1 = 468/467 Αὖλος Οὐεργίνιος Καιλιμοντανὸς Τῖτος Νομίκιος Πρίσκος 9,56,1
286 = 468 Τῖτος Κοίντιος Καπετωλῖνος Κόιντος Σερουίλιος Πρίσκος 9,57,1
287 = 467 Τιβέριος Αἰμίλιος τὸ δεύτερον Κόιντος Φάβιος 9,59,1
288 = 466 Σπόριος Ποστόμιος Ἀλβῖνος Κόιντος Σερουίλιος Πρίσκος τὸ δεύτερον 9,60,1
289 = 465 79.1 = 464/463 Τῖτος Κοίντιος Καπιτωλῖνος τὸ τρίτον Κόιντος Φάβιος Οὐιβουλανός τὸ δεύτερον 9,61,1
290 = 464 Αὖλος Ποστόμιος  Ἄλβος Σερούιος Φούριος 9,62,1 Proconsul: Τῖτος Κοίντιος ὁ ὑπατεύσας τὸ τρίτον 9,63,2
291 = 463 Λεύκιος Αἰβούτιος Πόπλιος Σερουίλιος Πρίσκος 9,67,1
292 = 462 Λεύκιος Λοκρήτιος Τῖτος Οὐετούριος Γέμινος 9,69,1 Tribunus plebis: Σέξτος Τίτιος 9,69,1
Tribunus plebis: Γάϊος Τερέντιος 10,1,5
293 = 461 80.1 = 460/459 Πόπλιος Οὐολούμνιος Σερούιος Σολπίκιος Καμερῖνος 10,1,1 Tribunus plebis: Αὖλος Οὐεργίνιος 10,2,1
Tribunus plebis: Μάρκος Οὐολούσκιος 10,7,1
294 = 460 Πόπλιος Οὐαλέριος Ποπλικόλας Γάϊος Κλαύδιος Σαβῖνος 10,9,1 Tribuni plebis: Αὖλος Οὐεργίνιος, Μάρκος Οὐολούσκιος 10,19,3
suffectus Λεύκιος Κοίντιος Κικιννᾶτος 10,17,3
295 = 459 Κόιντος Φάβιος Οὐιβουλανός τὸ τρίτον Λεύκιος Κορνήλιος 10,20,1 Tribuni plebis: Αὖλος Οὐεργίνιος, Μάρκος Οὐολούσκιος 10,19,3
296 = 458 Γάϊος Ναύτιος τὸ δεύτερον Λεύκιος Μηνύκιος 10,22,1 Dictator: Λεύκιος Κοίντιος Κικιννᾶτος 10,23,5
Magister equitum: Λεύκιος Ταρκύνιος 10,24,3
Tribuni plebis: Αὖλος Οὐεργίνιος, Μάρκος Οὐολούσκιος 10,22,1
Quaestor: Τῖτος Κοίντιος 10,23,4
297 = 457 81.1 = 456/455 Γάϊος Ὁράτιος Κόιντος Μηνύκιος 10,26,1 Tribuni plebis: Αὖλος Οὐεργίνιος, Μάρκος Οὐολούσκιος 10,26,4
298 = 456 Μάρκος Οὐαλέριος Σπόριος Οὐεργίνιος 10,31,1 Tribunus plebis: (Λεύκιος) Ἰκίλλιος 10,31,2
299 = 455 Τίτος Ῥωμίλιος Γάϊος Οὐετούριος 10,33,1 Tribunus plebis: Λεύκιος Ἰκίλλιος τὸ δεύτερον 10,33,1
Tribunus plebis: Λεύκιος (Alienus?) 10,48,3
300 = 454 Σπόριος Ταρπήιος Αὖλος Τερμήνιος 10,48,1 Tribunus plebis: Σίκκιος 10,48,2
Aedilis: Λεύκιος (Alienus?) 10,48,3
301 = 453 82.1 = 452/451 Πόπλιος Ὁράτιος Σέξτος Κοιντίλιος 10,53,1
suffectus Σπόριος Φούριος 10,53,6
302 = 452 Λεύκιος Μενήνιος Πόπλιος Σήστιος 10,54,1
303 = 451 Ἄππιος Κλαύδιος Τῖτος Γενύκιος 10,54,4 Decemviri: Ἄππιος Κλαύδιος, Τῖτος Γενύκιος, Πόπλιος Σήστιος, Σπόριος Ποστόμιος, Σερούιος Σολπίκιος, Αὖλος Μάλλιος, Τίτος Ῥωμίλιος, Γάϊος Ἰούλιος, Τίτος Οὐετούριος καὶ Πόπλιος Ὁράτιος 10,56,2
304 = 450 (consoli non eletti per quest’anno) 10,58,3-4 Decemviri: Ἄππιος, Κόιντος Φάβιος ὁ καλούμενος Οὐιβολανὸς ὁ τρὶς ὑπατεύσας, Μάρκος Κορνήλιος, Μάρκος Σέργιος, Λεύκιος Μηνύκιος, Τίτος Ἀντώνιος, Μάνιος Ῥαβολήιος, patrizi, e Κόιντος Ποιτέλλιος, Καίσων Δουέλλιος καὶ Σπόριος Ὄππιος plebei 10,58,3-4
305 = 449 83.1 = 448/447 (consoli non eletti per quest’anno) 11,1,1
305 = 449 Λεύκιος Οὐαλέριος Ποτῖτος Μάρκος Ὁράτιος Βαρβᾶτος 11,45,1 Tribunus plebis: Οὐεργίνιος, Πόπλιος Νομιτώριος, Ἰκίλιος, Μάρκος Δοέλλιος 11,46,3-5
306 = 448 Λάρος Ἑρμίνιος Τῖτος Οὐεργίνιος 11,51,1
307 = 447 Μάρκος Γεγάνιος 11,51,1
308 = 446
309 = 445 Μάρκος Γενύκιος Γάϊος Κοίντιος 11,53,1 Tribunus plebis: Γάϊος Φούρνιος 11,53,1
310 = 444 84.3 = 442/441 Λεύκιος Παπίριος Μογιλλᾶνος Λεύκιος Σεμπρώνιος Ἀτρατῖνος 11,62,2 Tribuni militum: Αὖλος Σεμπρώνιος Ἀτρατῖνος καὶ Λεύκιος Ἀτίλιος Λοῦσκος καὶ Τῖτος Κλύλιος Σικελός 11,61,3
311 = 443 Μάρκος Γεγάνιος Μακερῖνος τὸ δεύτερον Τῖτος Κοίντιος Καπιτωλῖνος τὸ πέμπτον 11,63,1
Eccetto poche varianti sui nomi, la lista dei consoli di Dionigi coincide integralmente con quella di Livio. Poco prima dell’interruzione delle Antiquitates, però, riscontriamo una importante differenza relativa al computo degli anni. Infatti i Decemviri per Dionigi tengono il potere per tre anni, mentre in Livio le loro vicende occupano due anni. Di conseguenza la sequenza consolare di Dionigi non prevede l’elezione di consoli associati all’anno 305 di Roma (segnato in rosso in tabella) che in Livio vede invece il consolato di Lucio Valerio Potito e Marco Orazio Barbato. Questi consoli sono presenti anche in Dionigi, che però li associa all’anno 306 di Roma (in tabella l’anno 305 è ripetuto perché per nostra convenzione la lista a.U.c. è quella varroniana). Ciò provoca uno slittamento in anticipo di un (altro) anno della cronologia varroniana rispetto a quella dionisiea. La conferma di questa conclusione viene dagli anni olimpici, nonostante subito dopo una lacuna ci privi dei nomi del secondo console del 307 e di entrambi i consoli del 308 (a.U.C. varroniani) e benché poco oltre avvenga l’interruzione definitiva dei manoscritti. Infatti soltanto assumendo che in a.Ol. 83.1 = 305 di Roma non furono eletti consoli (in quanto il governo dei Decemviri durò per tre anni) possiamo spiegare l’associazione che Dionigi fa di a.Ol. 84.3 con l’elezione dei primi tribuni militari. Che oggi una lacuna interrompa la lista dionisiea non inficia seriamente il ragionamento: si deve infatti ritenere che la lacuna abbia fatto cadere soltanto i consoli del 308 a.U.c., a meno che non si supponga che Dionigi proprio lì avesse originariamente incluso una o più coppie di consoli altrimenti sconosciute. Del resto, lo scarto divenuto di tre anni verso la cronologia varroniana lo ritroviamo immutato all’epoca dell’invasione dai Galli. Allo stesso modo, l’interruzione delle Antiquitates subito dopo questi fatti ci priva di importantissime informazioni sul seguito della storia di Roma, e soprattutto sul periodo precedente il sacco del 390 a.C., ma non pregiudica quanto si è ora potuto desumere.