Venerabilis Baeda

Il venerabile Beda, santo e dottore della Chiesa, massima figura di erudito dell’Alto Medioevo assieme a sant’Isidoro di Siviglia, nacque in Inghilterra nella provincia Northanimbrorum o regno di Northumbria – un regno Anglo così chiamato perché si estendeva a nord del fiume Humber nella odierna regione del Northumberland – e precisamente nella cittadina di Monkton in Jarrow nel 672 o 673 d.C. Conosciamo solo il suo nome né sappiamo altro della sua famiglia, anche se si presume che non fosse di nobile discendenza. Beda, inglese antico Baeda, viene da un vocabolo sassone che vuol dire preghiera.

Egli stesso, tuttavia, ci lasciò un breve profilo della sua vita e un elenco delle sue opere al termine della sua Historia ecclesiastica gentis Anglorum (liber V capitulum XXIV intitolato Recapitulatio chronica totius operis, et de persona auctoris):

24. […] Haec de historia ecclesiastica Brittaniarum, et maxime gentis Anglorum, prout vel ex litteris antiquorum, vel ex traditione maiorum, vel ex mea ipse cognitione scire potui, Domino adiuvante digessi Baeda famulus Christi et presbyter monasterii beatorum apostolorum Petri et Pauli, quod est ad Uiuraemuda et Ingyruum. Qui natus in territorio eiusdem monasterii, cum essem annorum VII, cura propinquorum datus sum educandus reverentissimo abbati Benedicto, ac deinde Ceolfrido, cunctumque ex eo tempus vitae in eiusdem monasterii habitatione peragens, omnem meditandis scripturis operam dedi, atque inter observantiam disciplinae regularis, et cotidianam cantandi in ecclesia curam, semper aut discere aut docere aut scribere dulce habui. Nono decimo autem vitae meae anno diaconatum, tricesimo gradum presbyteratus, utrumque per ministerium reverentissimi episcopi Iohannis, iubente Ceolfrido abbate, suscepi. Ex quo tempore accepti presbyteratus usque ad annum aetatis meae LVIIII haec in Scripturam sanctam meae meorumque necessitati ex opusculis venerabilium patrum breviter adnotare, sive etiam ad formam sensus et interpretationis eorum superadicere curavi:
In principium Genesis, usque ad nativitatem Isaac et eiectionem Ismahelis, libros IIII.
De tabernaculo et vasis eius ac vestibus sacerdotum, libros III.
In primam partem Samuhelis, id est usque ad mortem Saulis, libros IIII.
De aedificatione templi, allegoricae expositionis, sicut et cetera, libros II.
Item in Regum librum XXX quaestionum.
In Proverbia Salomonis libros III.
In Cantica Canticorum libros VII.
In Isaiam, Danihelem, XII prophetas et partem Hieremiae, distinctiones capitulorum ex tractatu beati Hieronimi excerptas.
In Ezram et Neemiam libros III.
In Canticum Habacum librum I.
In librum beati patris Tobiae explanationis allegoricae de Christo et ecclesia librum I.
Item capitula lectionum in Pentateucum Mosi, Iosue, Iudicum; in libros Regum et Verba Dierum; in librum beati patris Iob; in Parabolas, Ecclesiasten et Cantica Canticorum; in Isaiam prophetam, Ezram quoque et Neemiam.
In evangelium Marci libros IIII.
In evangelium Lucae libros VI.
Omeliarum evangelii libros II.
In Apostolum quaecumque in opusculis sancti Augustini exposita inveni, cuncta per ordinem transcribere curavi.
In Actus Apostolorum libros II.
In epistulas VII catholicas libros singulos.
In Apocalypsin sancti Iohannis libros III.
Item capitula lectionum in totum Novum Testamentum, excepto evangelio.
Item librum epistularum ad diversos: quarum de sex aetatibus saeculi una est, de mansionibus filiorum Israel una, una de eo, quod ait Isaias «Et claudentur ibi in carcerem et post multos dies visitabuntur», de ratione bissexti una, de aequinoctio iuxta Anatolium una.
Item de historiis sanctorum: librum vitae et passionis sancti Felicis confessoris de metrico Paulini opere in prosam transtuli; librum vitae et passionis sancti Anastasii, male de Greco translatum et peius a quodam inperito emendatum, prout potui, ad sensum correxi; vitam sancti patris, monachi simul et antistitis Cudbercti et prius heroico metro et postmodum plano sermone descripsi.
Historiam abbatum monasterii huius, in quo supernae pietati deservire gaudeo, Benedicti, Ceolfridi et Huaetbercti, in libellis duobus.
Historiam ecclesiasticam nostrae insulae ac gentis in libris V.
Martyrologium de nataliciis sanctorum martyrum diebus, in quo omnes, quos invenire potui, non solum qua die, verum etiam quo genere certaminis, vel sub quo iudice mundum vicerint, diligenter adnotare studui.
Librum hymnorum diverso metro sive rythmo.
Librum epigrammatum heroico metro sine elegiaco.
De natura rerum, et de temporibus, libros singulos; item de temporibus librum unum maiorem.
Librum de orthographia alphabeti ordine distinctum.
Item librum de metrica arte, et huic adiectum alium de schematibus sive tropis libellum, hoc est de figuris modisque locutionum, quibus Scriptura sancta contexta est. […]

La data di nascita la desumiamo dall’informazione che, al momento di terminare la Historia ecclesiastica gentis Anglorum, Beda aveva 59 anni. Poiché l’opera termina con le notizie dell’anno 731 d.C. (a meno dell’integrazione aggiunta dopo l’ultimo capitolo che, a onta del titolo che comunemente gli si attribuisce, Continuatio Baedae, è stata certamente redatta da altra mano; tuttavia, alcuni attribuiscono allo stesso Beda le sole annotazioni precedenti la sua morte, e quindi anche l’intenzione di aggiornare l’opera), l’anno di nascita sembra poter essere solo il 672 o 673 d.C.

A sette anni, dunque attorno al 680 d.C., Beda fu presentato nel monastero di san Pietro a Uiuraemuda, oggi Wearmouth perché si trova alla foce del fiume Wear nel Sunderland, a Benedetto Biscop, che lo accettò nella scuola del monastero. San Benedetto Biscop aveva fondato nel 674 d.C. il monastero di Wearmouth improntato alla regola benedettina. Nel 681 d.C. fondò un secondo monastero, dedicato a san Paolo, nei pressi di Ingyruum, oggi Jarrow nella contea di Durham, alla foce del fiume Tyne, che nacque come costola del primo. Una ventina di monaci, tra i quali anche Beda, si trasferì dal monastero di san Pietro al monastero di san Paolo sotto la guida di Ceolfrido, abate del nuovo monastero, poi riconosciuto santo anch’esso. I due monasteri furono accomunati anche nel nome, così molte chiese oggi sono dedicate "ai santi Pietro e Paolo", che sono anche i santi patroni di Roma. Nel doppio monastero Beda avrebbe passato l’intera sua vita, con la sola eccezione, forse, di due viaggi, uno a Lindisfarne e uno a York. Nessuno dei due viaggi è definitivamente provato, ma sembra che la scuola di York, dalla quale uscirà il celebre Alcuino, debba la sua fondazione anche all’opera del venerabile monaco benedettino.

Nel monastero Beda ricevette una accurata educazione: teologia naturalmente, e poi grammatica, matematica, musica, scienze. Imparò anche la calligrafia allo scrittorio e sembra che il famoso Codex Amiatinus, uno dei più antichi codici della Vulgata conservato nella Biblioteca Laurenziana a Firenze, sia stato eseguito sotto la sua direzione. A diciannove anni fu ordinato diacono e a trenta sacerdote. Studioso di tempra eccezionale e grande comunicatore, diremmo oggi, non fu mai abate né vescovo, ma si dedicò costantemente allo studio e all’insegnamento.

Universalmente considerato il più grande erudito dell’Alto Medioevo – basti ricordare che conosceva anche il greco – Beda scrisse numerosissime opere in quasi tutti gli ambiti dello scibile umano: fu teologo, ed è santo e Dottore della Chiesa, storico, filosofo, grammatico, poeta e perfino astronomo, musico e matematico. Egli stesso ci ha lasciato scritto che ebbe sempre gradito imparare, insegnare e scrivere. La maggior parte delle sue opere, infatti, trae origine dall’esigenza di mettere per iscritto quanto aveva imparato e dalle necessità pedagogiche. Egli non cessò d’insegnare nemmeno nel giorno in cui morì. La sua vita nascosta eppure fecondissima in un estremo angolo di mondo è la dimostrazione dell’importanza dello studio e soprattutto dell’applicazione per lasciare frutti e traccia immortali.

Nel campo teologico abbiamo di lui numerosi commenti a libri dell’Antico e del Nuovo Testamento ed opere ascetiche. Studioso infaticabile, la sua materia era la Bibbia: profondo conoscitore non solo della Sacra Scrittura ma anche dei Padri della Chiesa, le sue opere esegetiche, come la sua opera d’insegnamento, spiegano la Bibbia avvalendosi di tutto il ventaglio di argomenti a sua disposizione, non esclusi gli autori pagani e le conoscenze scientifiche. In campo letterario, compose numerosi poemi sia in latino che in inglese antico. Ci ha lasciato anche un libretto De orthographia.

In campo scientifico, attorno al 700 d.C. scrisse il De rerum natura, un’opera enciclopedica che riassume tutto il sapere dell’epoca in vaste sintesi. In astronomia, sulle orme di Dionigi il piccolo, calcolò la data della Pasqua fino al 1063. Ci ha lasciato poi un curioso libretto, il Liber de loquela per gestum digitorum, che insegna come usare le dita per far di conto e che sarà famoso per tutto il Medio Evo. Questo tema singolare è ripreso anche nel primo libro di un’opera di importanza fondamentale, il De temporum ratione.

Il De temporum ratione, scritta nel 725 d.C., è un’opera d’astronomia centrata sul problema della misurazione del tempo e sul calendario. Non c’è bisogno di ricordare che erano allora in uso numerosi metodi di computo degli anni: gli storici usavano ancora in massima parte il computo ab Urbe condita, mentre nelle varie parti di quello che fu l’Impero Romano d’Occidente e del perdurante Impero d’Oriente vigevano volta a volta calendari legati a imperatori – ad esempio in Spagna era in voga il computo degli anni a partire dal completamento della conquista della penisola da parte di Augusto, e poi calendari dell’era di Domiziano, Dicoleziano, Costantino, ecc. – per non parlare dei calendari in uso presso gli Ebrei, in Africa presso i musulmani, ecc. L’opera di Beda riassume lo scibile dell’epoca riguardo le osservazioni astronomiche e il computo del tempo e tutte le nozioni sui calendari allora in uso nel mondo occidentale.

Oltre al pregio scientifico intrinseco e al fatto di essere per noi inesauribile fonte di notizie, la maggiore importanza del De temporum ratione ai nostri occhi risiede nel fatto che Beda vi riprese l’idea di Dionigi il piccolo, il monaco che per primo aveva scelto di contare gli anni dalla incarnazione di Gesù Cristo. Non a caso, Beda diede al nuovo metodo di computo degli anni la sua prima applicazione pratica nella Historia ecclesiastica gentis Anglorum, dandogli maggiore risonanza e contribuendo decisamente alla sua definitiva accettazione.

Proprio la Historia ecclesiastica gentis Anglorum, che egli aggiornò forse fino alla morte, è la sua maggiore opera storica. Essa ha per noi particolare interesse essendo la fonte principale – se non unica o quasi – per ricostruire il periodo più antico della storia inglese, tra lo sbarco di Cesare in Inghilterra, attraverso l’evacuazione romana nel corso del V secolo d.C. fino alla prima metà dell’VIII secolo d.C. L’opera si affianca in questo alla De Getharum di Giordane, alla Historia Francorum di Gregorio di Tours e alla Historia Langobardorum di Paolo Diacono: insieme, rappresentano la fonte antica più ampia e organica che possediamo sui rispettivi popoli barbari, che tanta parte hanno avuto nella storia d’Italia e d’Europa. Beda li ha probabilmente superati tutti per attendibilità e per sensibilità critica applicata alle fonti e ai fatto storici – egli stesso si definì historicus verax – ed anche per questo è per questo considerato il padre della storia inglese.

Il racconto della sua morte, come ci è stato tramandato dal diacono Cudeberto, che fu poi abate del monastero di Wearmouth e Jarrow, è un esempio della pietà di vita e dell’umiltà che secondo i contemporanei Beda mostrò sempre. Durante la Pasqua del 735 ebbe difficoltà respiratorie. Il 24 maggio del 735 d.C., un martedì, cadde gravemente ammalato, ma non cessò di dare le proprie lezioni; anzi, raccomandò ai suoi studenti di studiarle in fretta, perché poteva non rimanere là a lungo. Il giorno seguente, insegnò di nuovo fino alle nove del mattino, poi dettò la traduzione di un commento giovanneo fino alle tre del pomeriggio, indi radunò i monaci per disporre dei pochi beni che aveva. La sera stessa – secondo la consuetudine derivata dalla Genesi, che comprende nel giorno la sera e la mattina seguente, era già il 26 maggio, vigilia del giorno dell’Ascensione – Beda morì. Sentendo approssimarsi la morte sembra abbia detto: "Ho vissuto abbastanza e Dio ha ben disposto della mia vita". Il suo corpo, sepolto nela monastero di Jarrow, fu poi traslato nella cattedrale di Durham nel secolo XI per ordine del re Edoardo il confessore.

La sua festa è oggi ricordata il 25 maggio come memoria facoltativa. Chiamato già da vivo "il venerabile", l’appellativo gli fu riconosciuto ufficialmente nell’836 dal sinodo di Aquisgrana, che lo proclamò venerabilis et modernis temporibus doctor admirabilis, ed è poi sempre rimasto unito al suo nome, anche dopo che nel 1899 fu proclamato da Papa Leone XIII santo e Dottore della Chiesa universale.